I Bersaglieri non corrono su Twitter

ImmagineMancano circa 20 giorni all’adunata nazionale dei Bersaglieri nella mia città e stanno distribuendo i libretti con i programmi dell’evento.

Ho cercato con attenzione, ma di comunicazione sui Social Media non c’è proprio nulla.

Allora ho visitato il sito ed anche qui non ci sono che i soliti link che consentono di pubblicare su Twitter, Facebook e compagnia.

Io penso che nel 2014 un evento di carattere nazionale non possa evitare di stimolare la comunicazione anche sui Social Media.

Non pretendo di trovare una pagina Facebook dedicata, ma l’identificazione di un tag Twitter, per esempio #bersaglieriAT, costa poco e dovrebbe essere facilmente reperibile in tutta la comunicazione.

Il vantaggio che ne deriva è quello che gli esperti chiamano canalizzazione, cioè l’aggregazione attorno allo stesso tag di tutta la comunicazione su un evento.

Perchè lasciare tutto al caso permettendo la dispersione che nasce nel momento in cui tutti si inventano il proprio tag?

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Eliademy: creare corsi online nella nuvola

EliademyNato alla fine del 2012 e lanciato da poco è il frutto del lavoro di un gruppo di ex-dipendenti Nokia; si tratta di un sito che consente la creazione e fruizione di corsi online di tipo MOOC.

E’ gratuito e piuttosto semplice da usare, anche se non è chiaro il loro modello di business; non si tratta del freemium e (per il momento) non ho trovato limiti allo spazio disponibile.

L’interfaccia è multilingua, l’italiano non è ancora disponibile, ma è previsto.

Eliademy consente di importare corsi creati con Moodle oppure di crearne ex-novo caricando testi e contributi multimediali (Youtube, Vimeo, audio, Slideshare, immagini).

Eccellente la gestione dell’interazione con i partecipanti, dalle mail di invito al controllo sull’effettuazione dei test, all’impostazione del tempo limite per lo svolgimento dei test, alla disponibilità di un forum.

Il partecipante invitato al corso deve semplicemente iscriversi al sito con login e psw e cominciare a studiare.

E’ disponibile una versione mobile per Android.

Dal loro blog emerge come hanno significativi progetti di sviluppo di questa piattaforma: vale la pena seguirla perchè io non ho trovato sul web nulla di così interessante e facilmente utilizzabile.

Eliademy

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Corsi di formazione MOOC

Ho finito il terzo corso online di Open2Study, associazione di università australiane che Open2study logooffrono formazione gratuita online di tipo MOOC (Massive Open Online Course)

Trovo la loro proposta perfettamente in linea con le mie esigenze di studente diversamente giovane.

La struttura dei loro corsi si basa su 4 moduli settimanali.

Ciascun modulo si articola su 6-10 topic, un topic è un filmato che arriva ad un massino di 7 minuti, ma la media oscilla tra i 4 ed i 5 minuti.

Ogni topic offre una Discussion board dove si possono fare domande oppure rispondere alle domande altrui.

Dopo un topic c’è quasi sempre un quiz, una domandina a risposta multipla con correzione immediata.

Alla fine del modulo c’è un assessment di 5 domande a risposta multipla che si supera con almeno 3 risposte corrette (anche qui il risultato è immediato).

Ogni assessment si può ripetere fino ad un massimo di 3 tentativi e viene tenuto in considerazione il voto più alto.

Per ogni modulo viene fornita una lista di collegamenti per chi voglia approfondire maggiormente l’argomento.

Le presentazioni si basano sulla ripresa video del docente che si può avvalere di lavagne per scrivere o altri strumenti per proiettare disegni.

Il sito prevede la possibilità di creare un profilo personale e di chattare con gli altri partecipanti al corso; più si partecipa e più si guadagnano badges personali.

Open2study badges

Alla fine di un corso seguito con successo si può scaricare l’attestato di partecipazione.

L’impegno di tempo per un modulo va dall’ora all’ora e mezza, quindi un corso richiede un tempo totale di circa 5 ore spalmate su 4 settimane.

Chicca finale: il discorso (l’inglese è abbordabilissimo) è corredato da una finestra di transcript in modo sincronizzato, cioè vengono evidenziate le parole pronunciate in quel momento. Un sistema eccellente per migliorare la conoscenza della lingua inglese.

WOW!!

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Stakeholders sulla luna

Stakeholder è parola che non mi piace: il concetto di portatore di interesse (questa la Lunatraduzione letterale del termine) è astratto e nebuloso.

Lo riserverei solo per le grandi aziende, loro sì che amano drappeggiarsi con queste cortine fumogene.

Ma al di sotto della multinazionale privilegio il linguaggio terra terra, quello che viaggia dritto filato come un treno espresso di una volta.

Se JFK avesse detto:

“La nostra missione è conquistare la posizione di leader mondiale nel settore aerospaziale creando un centro di eccellenza capace di attrarre i principali stakeholder dei settori tecnologici di avanguardia”

se lo sarebbero filato solo le lobbies interessate.

Invece lui è andato giù piatto piatto:

“Mandare un uomo sulla luna e riportarlo a casa sano e salvo prima della fine del decennio”

si è fatto capire da tutti ed ha fornito un mirabile esempio di linguaggio concreto (e di come si definisce un obiettivo).

 

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Utenti di social network in Europa

L’Office for National Statistics del Regno Unito ha appena pubblicato un’interessante statistica sulla penetrazione dei social networks nei paesi europei.

Regno Unito a parte, tutti i paesi più grandi sono sotto la media europea del 40%, con l’eccezione della Spagna.

L’Italia è buona ultima, ma senza sfigurare nei confronti di Germania e Francia.

Ecco il grafico più significativo:

Utilizzo social network in Europa

Utilizzo social network in Europa

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PicMonkey

PicmonkeyPicMonkey è una bella sorpresa.
Si tratta di un photo editor online gratuito e molto facile da usare che offre funzioni interessanti (almeno per il mio livello di artigiano).
I collage si creano nel giro di secondi (da sottolineare la possibilità di creare l’immagine per la timeline di Facebook).

Ecco un esempio di collage:

Tupinambur

Tupinambur

Ho fatto una documentazione (PicMonkey photo editor) e questo è il sito.

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Tutti i numeri di Twitter

twitter-bird-white-on-blueIeri è stato pubblicato questo post che descrive il traffico più o meno lecito di Twitter followers.
Porto la mia testimonianza personale: ho fatto poco più di 300 tweet in 4 anni (quindi è come se non ci fossi).
Mi piace studiare il mezzo senza l’ansia di contribuire.
Giorni addietro ho ripulito l’account di posta cancellando o archiviando circa 10.000 (!!) messaggi.
Ed ho cancellato decine di messaggi “Hai un nuovo follower ….”.
Visto che ad oggi ho solo 53 followers (di cui una quindicina nati negli ultimi tempi quando ho twittato un pò di più), li ho classificati:

  • 18 sono “veri” – 34%
  • 14 sono italiani “dubbi” (non ho idea di chi siano e del perchè mi seguano) – 26%
  • 21 sono esteri (10 aziende ed 11 persone) sconosciuti – 40%

Questo significa che il mio account è oggetto di compravendita e viene inserito (da Twitter o da altri) in questi pacchetti di followers venduti un tanto al kilo ad utenti che prima o poi si accorgono di me e mi cancellano.

D’altronde noi siamo i prodotti che Twitter, Google e compagnia vendono agli inserzionisti.

Basta non cadere vittima dell’ansia di far lievitare quei numeretti che tutti i Social Media ci mettono ben in vista: sono una trappola mortale.

 

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Linkedin e nuove company pages

LinkedIn-Logo-2CSto preparando lo sbarco su Linkedin di una PMI.
Andando a caccia di idee sulle pagine aziendali altrui ho notato:

  • in Italia pochi hanno aggiornato le Homepage con l’inserimento dell’immagine navigabile; si tratta di un lavoro di modesta entità, ma l’effetto che si ottiene è significativo
  • lo stesso vale per le pagine Prodotti e Servizi che consentono di inserire immagini multiple, link all’esterno, contributi multimediali e così via; qui l’impegno è maggiore, ma offre buone opportunità di lead generation
  • pochissimi usano LinkedIn per offrire o condividere contenuti

Ho la sensazione che lo strumento sia ad oggi sottostimato dalle aziende nonostante l’aura di network professionale che lo circonda (ed il fatto che sia accessibile da tutte le intranet che ho provato).

 

 

 

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Importanza del nome

Paperon de Paperoni & Figli di Paolino Paperino

Az. Agr. “i Pajasu” di Pietro Gambadilegno

Ho parafrasato qualche nome di azienda vitivinicola, tralasciando la sformaggiata di S.a.S., & C., F.lli, S.C.A., qualche Sant’ e qualche Castel.

Tutti nomi non sostenibili per il Web: basta aprire qualche portale e si scopre che lo stesso produttore viene indicato con abbreviazioni diverse e storpiature varie.

Per non parlare degli indirizzi email che spesso non hanno nessuna relazione col nome dell’azienda; e fare un bell’info@azienda.it?

Non è necessario citare nel nome giuridico tutta la famiglia ascendenti compresi, quello andava bene quando si usava solo il cartello all’ingresso della cascina.

Oggi bisogna pensare a qualcosa di semplice, facile da ricordare e da scrivere ed usarlo dappertutto: il Web non perdona chi lo costringe a faticare.

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Hey BOSS, guarda un po’ qui …

Sfoglio La Stampa in questa fredda mattina d’inverno e vedo un bel paginone di pubblicità sul vino “Già”. Mi collego al sito e, al fondo al fondo della home, clicco sul link Fontanafredda, cioè il produttore di Già e … il sito su cui arrivo è quello farlocco (come direbbe Lucianina).

Sulla pagina “La storia”  compare questa chicca:

Fontanafredda

No, maestrine delle Langhe, non faticate a scendere dalle colline con la matita rossa e blu nella borsa: ho già provveduto io a sottolineare l’erroraccio di grammatica.

“Le preposizioni articolate
si scrivono tutte attaccate”

E’ un penso: per domani devi scriverlo 20 volte in bella scrittura sul quaderno
(ai bei tempi, il copia/incolla non esisteva ancora).

Se poi qualcuno riesce a cavarci qualcosa da quella pagina è bravo: ho cliccato “su i” punti dappertutto, ma non succede mai nulla.

Eppure Google è categorico, cerchi Fontanafredda e la risposta non lascia campo al minimo dubbio:

Fontanafredda Google

Clicchi Fontanafredda.it e arrivi al sito farlocco. Però.

Però non è possibile che un nome così importante se ne vada in giro sul Web in quel modo.
E allora provo e riprovo finchè ne vengo a capo: il sito buono è l’altro, quello dove c’è scritto /sito/ … ; colpa mia allora, se navigo e vado per siti, devo cliccare dove sta scritto sito, che diamine!

Grazie BOSS, è stata una bella mattinata, non mi sono scaldato, ma mi sono divertito. Però Boss, tra un post e l’altro sull’Huffington Post, vedi di dare una sistematina a questa roba, io me ne sono accorto già (pardon, Già) diverso tempo fa.

E datevi da fare con Twitter: 39 tweet, fermi al 5 Aprile non sono questo gran biglietto da visita.

GiavinoTW

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